Giornata mondiale contro l'omofobia. Su Twitter c'è chi chiede lo sterminio dei gay



Probabilmente ci sarà da vergognarsi di essere italiani sino a quando la Repubblica accetterà nell'elenco dei possibili beneficiari del 5 per mille anche organizzazioni politiche di promozione all'odio come la Provita onlus di Toni Brandi, ossia un'organizzazione come costola di Forza Nuova e che basa il suo intero fatturato sullo sfruttamento dei più bassi pregiudizi della gente a danno di interi gruppi sociali. Ed è facile domandarsi a che cosa servano i bei discorsi contro l'omofobia di Mattarella se poi le risorse dello stato vengono dirottate in organizzazioni di promozione dell'odio che non esitano un solo secondo a sfruttare rosari e madonnine per sostenere pubblicamente che l'omofobia sarebbe solo «presunta» in virtù di quanto a loro convenga aderisce alla loro ideologia del disprezzo?
Naturalmente affermazioni simili paiono ridicole se dette da chi quotidianamente fomenta l'omofobia in una situazione non sia troppo dissimile da quella che vedeva i nazisti in prima fila nel negare l'esistenza dei campi di sterminio. Ma il vero problema non è tanto la possibilità che questa gente possa risultare credibile, dato che il reale danno inflitto al tessuto sociale è un'azione che parrebbe mirata a mostrare che in Italia si gode di piena immunità se si usa il nome di Dio come giustificazione alla violenza. In fondo loro mostrano quotidianamente che Adinofli sta facendo soldi nell'andare in televisione vomitare odio contro migliaia di famiglie che lui vorrebbe relegare in distinguo fascisti, così come esaltano quella De Mari che può impuntamene andare in giro con un'accetta per incitare i telespettatori ad ammazzare gli stranieri. Davanti a tutto quello, il violento medio si sete autorizzato a fare altrettanto dato che può facilmente constaterei che in Italia a simili azione non corrisponde alcuna reale conseguenza.

Ed è così che nel corso della giornata internazionale contro l'omofobia, alcuni fieri omofobi hanno trascorso ore a scrivere massaggi d'odio in cui auguravano ai gay di morire di cancro, chiedevano che i gay fossero dati in pasto ai leoni o sostenevano che l'omosessualità sia un'anormalità. Proclami interrotti solo da slogan contro quai migranti che loro invitano ad uccidere, indicandoci ancora una volta come l'omofobo medio è un intollerante verso tutto e tutti.
Dinnanzi a chi scrive a Nichi Vendola dicendogli che «preferisco morire d'infarto piuttosto che essere un frocio», pare brutto non augurargli che la sua volontà possa essere esaudita. Ma più grave è poi come attacchi alcuni utenti augurandosi che possano contrarre l'HIV o che un qualche terrorista possa gettarli dai tetti dei palazzi. C'è chi accompagna la sua omofobia con dichiarazioni in cui si definisce fieramente nazista o chi auspica che si possa tornare a sterminare i gay nei forni come ai tempi di Hitler.

Ma l'insulto forse più intollerabile è il messaggio che ha visto Angelino Alfano, tra i massimi detrattori delle famiglie gay, pronto a cercare visibilità con lo scrivere: «Italia in prima linea nella lotta contro ogni forma di discriminazione e per tutela dei diritti umani». Peccato che Alfano sia uno dei ministri degli esteri che non ha speso una sola parola contro i capi di concentramento per gay istituiti in Cecenia, così come si nega che l'Italia si a uno dei pochi Paesi occidentali a non prevedere alcuna protezione per i gay (garantendola però a quei sedicenti cristiani che da decenni sono tutelati da quella stessa legge Reale-Mancino che definiscono "liberticida" solo se applicata ad altri).
E tra organizzazioni politiche (finanziate dallo stato) che negano l'evidenza e politici che paiono rinnegano la gravità del fenomeno pur di farsi belli durante le ricorrenze, a farne le spese saranno sempre più quegli adolescenti che subiscono tutto questo senza ancora aver ancora sviluppato quei meccanismo di autodifesa che permettono di vivere in un mondo in cui ci sono anche troppi violenti privi di etica che si lanciano in gravi insulti alla Adinolfi.

Immagini: [1] [2] [3] [4] [5] [6] [7] [8] [9] [10] [11] [12] [13] [14] [15] [16] [17] [18] [19] [20] [21] [22]
3 commenti